Ora che la chiusura della serie è stata ufficializzata, vorrei dire due parole (le stesse riportate su Comicus e sul forum di Jonathan!):
1) IL FUTURO DI JONATHAN. Con il quinto Extra, l’avventura in Star Comics è terminata, su questo non c’è dubbio (a meno di assai improbabili ripensamenti da parte della casa editrice). Sono più di dieci anni ininterrotti che scrivo Jonathan Steele e, come ho affermato nell’ultimo editoriale, una pausa farà bene a entrambi. Nonostante ciò, mi sento in colpa verso quei lettori che stavano seguendo la serie perché la chiusura è sopraggiunta prima che riuscissi a concludere un paio di sottotrame. Quindi la mia intenzione, appena i vincoli contrattuali lasceranno completamente libero il personaggio (Giugno 2010) è quella di riuscire a realizzare una miniserie (ma veramente “mini”: tre o quattro albi) che risolvano le questioni in sospeso. Non c’è da farsi illusioni, in merito: quando sarà, si tratterà di pubblicazioni a bassa tiratura e destinate unicamente al circuito delle fumetterie, però ci tengo a farlo, per una questione di rispetto nei confronti del pubblico. E anche di soddisfazione personale, è vero. Inoltre sto portando avanti (a tempo perso) una nuova storia di Jonathan con Joachim Tilloca. Quando l’avremo finita (e non so quando, lo dico subito!), vedremo cosa farne. Terminati questi due impegni, la pausa vera e propria di cui parlavo. Non un addio, perché Jonathan Steele è un progetto troppo personale e a cui tengo troppo per abbandonarlo definitivamente. E infatti, nei miei progetti futuri, l’idea di riprendere il personaggio c’è, ma vorrei farlo in maniera e formato diversi da come è avvenuto finora. Tant’è che una eventuale terza incarnazione avrebbe maggior senso per il mercato estero, piuttosto che per quello italiano. Più facile a dirsi, che a farsi, lo so, ma l’importante è non arrendersi. Staremo a vedere, come diceva qualcuno, "il futuro è là fuori".
2) MEGLIO LA PRIMA O LA SECONDA SERIE? L’annosa questione. Per me la risposta è ovvia e l’ho anche già data, in passato: la seconda serie, decisamente più personale e “anarchica”, con tutti i pregi e i difetti che ciò comporta. Poi ognuno è libero di preferire una o l’altra... O anche altro, ci mancherebbe!
3) SUCCESSO O FALLIMENTO? Altro dilemma. Certo, tutto è relativo, ma per me, di questi tempi, una serie che, pur fra varie vicissitudini, raggiunge i numeri a cui è giunto Jonathan, durando più di dieci anni, è un successo. Non il “botto”, nemmeno il “grande” successo, ma comunque un discreto successo. Se ogni mio personaggio raggiungesse gli stessi traguardi, ci metterei la firma! Poi ognuno può valutare, fare confronti con altre serie e personaggi più o meno fortunati, sta di fatto che per più di dieci anni (scusate la ripetizione!) io e la mia famiglia abbiamo vissuto grazie a Jonathan senza bisogno di fare altri lavori per mantenerci!
4) ALTRO E RINGRAZIAMENTI. In questo momento, io sono impegnato a concludere Rourke e far iniziare Harry Moon, oltre che a portare avanti “oziosamente” (scusa, Mario! ;-P) le serie con l’Arcadia, e anche in questo mi ritengo fortunato: per quanto Jonathan & C: siano i personaggi a cui sono e rimarrò più legato, se ne fossi rimasto prigioniero avrei rischiato di detestarli o -forse peggio- di trasformarli in una monotona routine*. Così, invece, costituiscono una sfida continua, da affiancare a quelle nuove che si susseguono.
E' tutto, mi sembra. Ne approfitto giusto per ringraziare ancora una volta (mai troppe!) tutti coloro che hanno permesso a Jonathan e a me di raggiungere i traguardi di cui sopra: partendo dagli editori che hanno avuto fiducia in noi, passando per tutti i disegnatori che hanno profuso impegno e passione nella realizzazione delle tavole e finendo in bellezza con tutti i lettori, assidui e occasionali, che hanno letto le avventure di Jonathan, Myriam, Jasmine e tutti gli altri.
Grazie a tutti.
* A scanso di equivoci e di polemiche, la mia non è una critica alla formula in generale o a determinate serie in particolare: IO mi troverei a disagio in una certa situazione perché IO sono fatto in un certo modo e non saprei gestirla, mentre molti colleghi sanno trovare continuamente nuovi stimoli proprio dove IO non ci riesco. E proprio per questo ho ammirazione per loro. Ma ognuno di noi è fatto a suo modo.